La Quinta Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1925 del 16 gennaio 2019, ha evidenziato che la ricostruzione della documentazione contabile, attraverso il ricorso ad una contabilità parallela “in nero”, creata per occultare condotte distrattive e di evasione di imposta, non esclude la bancarotta fraudolenta documentale. La necessità di acquisire i dati patrimoniali e finanziari dalla contabilità in nero è, infatti, la prova che la tenuta dei libri e delle altre scritture era tale da non rendere possibile un'affidabile ricostruzione del patrimonio o del movimento di affari della società.

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