Accertamento tributario e soglia di punibilità del reato: la valutazione spetta al giudice penale

La Terza Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6823 del 17 febbraio 2015 ribadisce la netta separazione tra processo penale e processo tributario e evidenzia il differente regime vigente in termini di prova, statuendo che “l’accertamento presuntivo, ammesso in sede tributaria, non può trovare ingresso in sede penale, in quanto il giudice è tenuto ad verificare la sussistenza della violazione a mezzo di specifiche indagini che possano far luce sulla fondatezza o meno della tesi accusatoria”. E ciò anche “ai fini della individuazione del superamento o meno di essa, ex art. 5 DLgs. 74/2000”, poiché “spetta esclusivamente al giudice penale il compito di procedere all’accertamento e alla determinazione dell’ammontare della imposta evasa, attraverso una verifica che può venire a sovrapporsi o anche ad entrare in contraddizione con quella eventualmente effettuata innanzi al giudice tributario, non essendo configurabile alcuna pregiudiziale tributaria”.

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