Bancarotta fraudolenta per distrazione: reato di pericolo a dolo generico

La Quinta Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5590 del 5 febbraio 2015 ha ribadito che “il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione è reato di pericolo a dolo generico per la cui sussistenza, pertanto, non è necessario che l'agente abbia consapevolezza dello stato di insolvenza dell'impresa, né che abbia agito allo scopo di recare pregiudizio ai creditori”. Secondo la Corte il dolo generico richiesto dalla norma incriminatrice consiste nella consapevole volontà di dare al patrimonio sociale una destinazione diversa da quella di garanzia delle obbligazioni contratte. Rimane isolato, pertanto, l’autorevole precedente difforme rappresentato dalla pronuncia n. 47502 della V Sezione della Suprema Corte del 24 settembre 2012 (c.d. Sentenza Corvetta), secondo cui, ad integrare il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, è necessaria la sussistenza di un nesso causale, coperto dal dolo, fra gli atti di distrazione e la dichiarazione di fallimento.

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